martedì 24 maggio 2011

La rivoluzione non sarà femminista?

Da una settimana a questa parte, Plaza de Puerta del Sol è letteralmente ricoperta di ogni tipo di messaggio: ci sono striscioni, cartelloni, cartellini, disegni, foglietti attaccati ovunque. È come se la piazza ti stesse parlando. Ogni persona che passa di lì può lasciare traccia di ciò che pensa e di ciò che desidera e, nella forma che più preferisce, trasmetterlo agli altri. È un'espressione chiara e forte della pluralità e della voglia di esprimersi che animano la Acampada del Sol. Per questo, ma non solo, quello che è successo giovedì stona particolarmente.

I FATTI

Un gruppo di ragazze presenti in piazza ha deciso di appendere uno striscione con la scritta: "La revolución será feminista, o no será" ("La rivoluzione sarà femminista, o non sarà"). La reazione da parte dei presenti è stata più o meno questa: un uomo si è preso la briga di salire sul ponteggio a staccare lo striscione, inveendo contro le ragazze con frasi tipo "la rivoluzione non è solo delle donne" o "il femminismo è come il machismo", aggiungendo infine il tocco di classe, l'imitazione del gorilla (con tanto di gesto di battere i pugni sul petto, in perfetto stile "Io Tarzan, tu Jane"). E se questo di per sé era già abbastanza sconvolgente (deprimente?), di più lo è stato il fatto che un un gruppo di persone (pare abbastanza nutrito) si sia messo ad applaudire il gorilla.

LA REAZIONE

Se in un primo momento lo sconforto è stato sentimento dominante, subito dopo è stato deciso di portare la questione in assemblea generale. Quello che ne è uscito è stata una condanna degli avvenimenti di giovedì ed in seguito un Manifesto diviso in punti, fra i quali si afferma che:

"Ogni persona è padrona del proprio corpo, e per questo libera di decidere di esso, godere di esso, relazionarsi con esso e con chi le pare"
"Vogliamo una società diversa dove si rispettino le molteplici forme di vivere il sesso e la sessualità (lesbiche, gay, intersessuali, bisessuali, transessuali, transgender, queer...)"
"È imprescindibile incorporare l'approccio femminista nelle politiche economiche, nei servizi pubblici, nella creazione di un altro modello di città e nelle politiche ambientali per poter uscire dalla crisi"
"La rivoluzione sarà femminista, ecologista, repubblicana, laica e non del capitale"

Non solo: questo ha dato il via a uno spazio di riflessione all'interno del movimento sul tema dello squilibrio di potere nelle relazioni fra i generi. Sono stati infatti organizzati diversi gruppi di lavoro, da quello intitolato "Femminismo per principianti" a quello sul micromachismo e sul potere del linguaggio nel riprodurre le relazioni di potere.

"SIAMO STANCHE DI DOVERCI SEMPRE GIUSTIFICARE"
Quello che è successo è l'ennesima prova di quanto le questioni di genere siano ancora un tema spinoso e attuale, tutt'altro che interiorizzato. Nonostante il femminismo sia nato ormai quarant'anni fa ed in seguito si sia sviluppata un'analisi ed un dibattito che articolano ed arricchiscono il discorso femminista, ancora oggi il fatto di pronunciare questa fatidica parola provoca reazioni contrastanti: a chi non è capitato, occupandosi di queste tematiche, di sentirsi rispondere con frasi stereotipate dal "Allora stai dicendo che le donne sono migliori degli uomini?" al più folkloristico "Ah, ma allora non ti depili?". Parlando in piazza con alcune ragazze, emerge la frustrazione di fronte al fatto di essere ancora costrette a dover spiegare l'importanza e la trasversalità delle tematiche di genere e di dover cercare un appoggio che dovrebbe essere abbastanza scontato. "Siamo stanche di doverci sempre giustificare" afferma una di loro. E la domanda che Elena ci fa è più che esplicativa: "Se nello striscione avessero scritto: -La rivoluzione sarà antirazzista o non sarà- pensate che ci sarebbe stata la stessa reazione di sdegno?” La riflessione su tutto ciò è inevitabile.

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